La serata d’informazione e discussione del 19 novembre si è rivelata interessante e piena di spunti di riflessione. Innanzitutto una parola sul pubblico: una sessantina di persone, per la metà
gandriesi e l’altra di addetti ai lavori. C’erano architetti, storici, storici dell’arte e soprattutto diversi politici (consiglieri comunali e la municipale Nicoletta Mariolini, intervenuta a
titolo personale dato che il municipio di Lugano ha delegato a rappresentarlo l’architetto Marco Hubeli, responsabile della pianificazione del comune). C’era anche - ci ha fatto piacere perché
siamo aperti al dialogo - Luca Pacchin, il promotore delle discusse palazzine (vedi qui per l’immediata relazione del Corriere del Ticino). Questa presenza qualificata dimostra che il tema della salvaguardia di Gandria ha ormai fatto breccia; dovendo decidere nei prossimi mesi alcune questioni
importanti che pregiudicano il futuro dell’insediamento (ricorso Pacchin e mozione Arigoni) sembra che il legilslativo e l’esecutivo comunale abbiano preso coscienza della necessità di valutare
seriamente la questione. Per quanto ci riguarda non mancheremo di continuare a fare proposte e ribadire la nostra volontà di dialogo e collaborazione.
Adriano Censi presidente della commissione cantonale beni
culturali ha spiegato come avviene praticamente la consulenza per la salvaguardia del nucleo di Fusio - finora l'unico insediamento integralmente protetto in Ticino. Paolo Fumagalli ha
parlato dei criteri con cui si analizza il paesaggio e spiegato il procedimento che ha portato la commissione cantonale del paesaggio da lui presieduta alla conclusione che il territorio
investito dal progetto di palazzine non deve essere edificato. Tita Carloni, con poche immagini, ha saputo illustrare in modo semplice e preciso il passato, il
presente e il possibile futuro del nostro villaggio. Una magnifica foto di “Gandria nella sua maturità” (risalente forse al 1920, che speriamo di potervi presentare presto) e i bei profili
dell’insediamento realizzati (con altri) alcuni anni fa dal nostro socio Claudio Mudry gli hanno permesso di definire Gandria come un “monumento”. Un monumento che nel frattempo ha subito le
“incrostazioni” del turismo e delle modifiche intervenute dopo la costruzione della strada carrozzabile, interventi che comunque non ne ha corrotto l’anima. Un’anima che potrà tornare in evidenza
se gli abitanti sapranno definire un programma per il futuro, a partire dal quale dei bravi architetti potranno elaborare un progetto. Quindi un insediamento che non dev’essere mummificato ma
deve cercare nuove forme di sviluppo. Con le nostre forze e con entusiasmo, è proprio quello a cui stiamo lavorando.
La municipale Giovanna Masoni, intervistata da PLR Informa (vedi qui) nello scorso mese di ottobre
in merito alla protezione comunale dei beni culturali, ha ribadito l'importanza di "dotarsi almeno di un inventario, è la prima cosa; è un po' come la rosa del Piccolo Principe; se non conosci i
beni culturali della e nella tua città, se non te ne occupi, non saprai apprezzarli e magari nemmeno vederli".
Come darle torto? Anche noi vogliamo un inventario del patrimonio culturale e paesaggistico di Gandria: abbiamo già chiesto un incontro al Municipio per poterne discutere concretamente. Ci sembra
importante farlo subito perché in questi prossimi mesi (o settimane) ci saranno due decisioni importanti che segneranno il futuro di Gandria: la votazione in consiglio comunale sulla mozione
Arigoni "Giù le mani da Gandria" e la risposta del municipio al ricorso Pacchin sulle discusse palazzine. Il nostro timore è che questo avvenga senza che nessuno abbia in mano lo strumento
necessario per poterlo fare con cognizione di causa. L'inventario appunto, che va allestito con urgenza: in attesa della sua realizzazione, che richiede all'incirca sei mesi e pochi soldi,
proponiamo di congelare tutto, una moratoria di un anno prima di prendere decisioni affrettate di cui ci si potrebbe pentire in seguito.